mercoledì 4 settembre 2013
Quella nazista di Peppapig
Di recente ho letto un articolo che trattava del valore educativo di peppapig, quel cartone inglese che ogni tre parole scoreggia dal naso. dapprima mi sono chiesta il perché della necessità di scrivere un pezzo sul valore educativo di un cartone per bambini di tre anni. cioè, ci sono cartoni per treenni in cui si sbudellano i micetti o si fa sesso a quattro? pleonastico dire che la storia è vista dal punto di vista di peppa in cui gli adulti fanno cose incomprensibili e il tempo scorre in modo strano. meglio chiarire che tutte le famiglie di peppapig, in particolare la famiglia di peppapig, sono tradizionali. non ci sono figli di divorziati o separati, o bambini rimasti orfani. lo si dice chiaro sin dal primo istante "la mia famiglia sono io, george, papaàpig e mammapig".
sono cresciuta con cartoni tradizionali che propugnavano a volte una visione della vita anche un po' nazista (e poi c'era, di contraltare, il chaos di lamù), seppure quando io avevo tre anni non esistevano i cartoni animati per bambini così piccoli e il massimo per un infante era vedere i monciccì. credo nel valore educativo dei cartoni animati per treenni, seppure non conosca cartoni per treenni con un valore educativo altro che supposto o fatto trapelare. come quelle tipe che ti fan capire che se le scopassi sarebbe fantastico, fattostà che poi non te le scopi mai.
dipende sempre da che visione hai del tuo figlio ideale. se è bravo e composto e tenerello come peppapig, o se parla inglese, o se fa ragionamenti complessi e usa parole un po' più che basiche, se ha la mente aperta o suona uno strumento. un bambino si immedesima in ciò che guarda. un bambino senza papà si immedesima in peppapig, e non normalizza la sua tra l'altro normale situazione familiare. persino desperate housewives è più a la page di peppapig, ragazzi. non solo, se un bambino attraverso un cartone che ama vede situazioni diverse: personaggi di varie etnie o religioni, e con famiglie differenti, aiutano il bambino a non guardare più queste realtà con diffidenza. da questo punto di vista peppapig è un cartone nazista, conservatore, in linea con quel che veniva proposto ai bambini dieci anni fa, come se la televisione per l'infanzia non avesse fatto alcun passo avanti...
alcuni genitori hanno sostenuto che i bambini non ci vedono nulla, nella famiglia dio peppa, solo che è UNA famiglia. come se questo cartone non la ritraesse come LA famiglia. il mondo è di peppa, quel che fa peppa è bello e normale al contempo. qualcosa tipo pubblicità del mulino bianco, da desiderare e invidiare. è l'ideale. e se anche è vero che i bambini reali stanno in famiglie reali in cui mamma e papà litigano (altra cosa che manca a peppa e a tutti i cartoni finto educativi: la verità), poi non si sentirebbero frustrati che a casa dei majali nessuno litiga.
quando mi confronto con i genitori su questo tema, mi salta soprattutto agli occhi come per loro i bambini siano un manipolo di cretini. per i genitori, i bambini non deducono nessun messaggio da ciò che vedono. per i bambini - secondo i genitori - quel che vedono in tv non è un sistema per capire e conoscere il mondo. è solo qualcosa di ricreativo, fine a se stesso, come mangiare la torta. al che capisco perché per molti italiani sia vero che berlusconi è un perseguitato dai comunisti e dalla giustizia italiana.
domenica 18 agosto 2013
Il figlio di Belen è brutto, e ciò è l'unica cosa vera della vita di Belen
In realtà a me le foto di Belen e Stefanosuo fanno ribaltare lo stomaco. e certo lei direbbe che è perché sono invidiosa della sua perfezione. Non lo sono, farei il cambio subito, ovvio, ma ... mi pare che lei della sua perfezione fisica sia schiava (ma come fai a stare rilassata se sei sempre a dover essere perfetta, che, come dice lei, "io col corpo ci lavoro" e quindi devi sempre essere palestrata - e va beh - truccata e parruccata - e va un po' meno beh. Lei che dice "io la flanella mai". OVVOVE . cioè, dice, sto sempre in reggicalze e seta perché se no il tuo uomo lo perdi. sì, dice così, che se no il suo uomo - uomo? ma quanti anni ha lui? 22? 12? - lo perde. come se tutte noi che la flanella sì e anche un po' di ricrescita del pelo sulla gamba venissimo mollate o cornificate in tronco perché OVVOVE. come se fossimo tutte cornute. come se non potesse essere che un uomo sta con noi perché non la vede, la flanella, perché asta bene con noi, siamo intelligenti colte divertenti e non cagacazzo. non è possibile, no?
come se Stefano De Martino potesse scegliere se stare con o senza Belen (ma chi era, 'sto fessone, prima di Belen? ESISTEVA?), come se oggi scegliesse se tagliare o meno barba o capelli, o fare o meno un tatuaggio nuovo o un figlio. Stefanosuo, l'epitome della casalinga succube di marito ricco anni 80.
Ma come fai, dico io, a dover sempre avere i tacchi e le ciglia piegate? non solo quando lavori, o quando ti fai gli autoscatti col cellulare - meraviglioso quello, recente, in cui si è fatta una fotografia in cui dorme. finge di dormire, perché nella foto si vede che sta tenendo in mano il telefono per immortalarsi; quindi, o bluffa, o è sonnambula...
ma perfetta sempre. ma non ti rilassi mai?).
Ecco, io odio Belen, e non solo perché da più figa del bigoncio frega il fidanzato a una normale (una novella Angelina contro la povera Jennifer), ma per la falsità che la sua vita trasmette. Questo suo essere sempre impeccabile, con lo sguardo cerbiattesco, non una smagliatura, non un rotolino, non un mascara sbavato, non un capello fuori posto. Le sue pose plastiche che fingono di essere naturali e urlano "sono recitata!" da ogni angolo, più di un telefilm con Manuela Arcuri. Le foto con Stefanosuo, poi, raggiungono l'acme. Il loro poggiare fronte a fronte e guardarsi, e tu che vedi l'immagine dici: "è posata". che non c'è nulla di male se è posata. ma se tutte le tue foto come coppia sono posate, e SONO POSTATE SU FACEBOOK giustappunto a me l'artificiosità soffoca. C'è un'immagine recente, in cui lei si autoscatta e sbatte i ciglioni in camera, e lui dietro, piccinino (degno comprimario della vita di Belen), che le bacia devoto una spalla. perché lui a questo serve, credo. a scodinzolare e a baciare devoto. Non ci sono quasi mai immagini in cui lei bacia lui. di norma c'è lei che guarda il sol dell'avvenir e lui adorante e grato. non li vedi mai ridere di cuore, abbracciarsi, essere spontanei. anche perché sai mai che, essendo spontanea, non le si rompe un'unghia. odio Belen (e Stefanosuo) perché è la falsità. è il Mulino Bianco fatto a donna. è un'illusione che si vede che è tale, ma in cui vogliamo credere perché sarebbe bello, ma poi l'assaggi e sa di uova transgeniche.
Sapete cosa mi consola? che il figlio di Belen è una specie di goblin. Un bambino più brutto raramente si era visto: ha la faccia da cinquantenne stupido. è qualcosa di inquietante. ha le orecchie perpendicolari alla testa. ha lo sguardo fisso della demenza. partorirono le montagne un misero topo. e Belen, il figlio cesso non lo puoi rimediare. Ssntiago De Martino è l'unica cosa reale in questo scenario di cartapesta.
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giovedì 27 giugno 2013
Paleocapa, un amore
Lui e lei arrivano chiacchierando fitto nel sole estivo dalla canicola di via Paleocapa. Trovano un angoletto sotto una pianta solida, lei non sa che pianta sia. La ragazza, che ci ha messo ore a prepararsi all'incontro, apre scatole scatoline e scatolone disponendo di fronte a lui svariate pietanze. Sulla stuoia stanno stretti e a volte i loro corpi quasi cedono a una tenerezza istintiva.
Dovuta all'attrazione, può pensare la signora che poco distante prende il sole da una panchina.
Ma no, all'abitudine. Che ora non deve essere più.
Lei lo guarda sempre di sbieco mentre lui le pianta occhi come tizzoni dritti in faccia. Lui è impavido, lei in difficoltà. La conversazione procede, accelera, rallenta. Si divide il cibo, ci si imbocca, e quando gli spruzzini di quella zona del parco Sempione si azionano repentini ed infidi, decidono di restare a prendere l'acqua. Lui toglie la maglietta e la drappeggia sul tatuaggio nuovo, a difenderlo, e mette i giganteschi occhiali da sole di lei per tirare indietro i capelli. Lei appende le calze di lui a un cespuglio, ad asciugarsi al sole, e strilla di sorpresa quando il getto la prende in faccia. La felicità passa su di loro come una nuvola trascinata dal vento. Poi si scambiano libri e corrono dietro a un cane. Ridono, sembrano volersi proteggere l'un l'altro, penserà il ragazzo che ha il cane. Ma no.
Lui l'ha lasciata qualche settimana fa. L'ha lasciata e non sa perché. L'ha fatto d'istinto e lei ha pianto tanto e ora non sa cosa fare. Se deve lottare per riaverlo, se deve cercare di costruire un'amicizia che le fa male, se deve andarsene via senza dire nulla.
Si alzano, gettano i cartoni consumati dall'acqua, si sistemano gli abiti ormai stazzonati, infilano le scarpe, raccolgono la stuoia, e se ne vanno. Le loro mani si sfiorano, lui per poco non prende quella di lei, che si ritira per difendersi. Di fronte all'ufficio si salutano con un ciao traballante. Si chiude il cancello dietro di lui. La metropolitana inghiotte lei.
mercoledì 26 giugno 2013
A maledire certe domande
anche quando ci sono dentro, anzi, ancor più quando ci sono, mi dico: soli si sta meglio.
come stavo meglio senza guardare di continuo il telefono, organizzare la vita tra i mille impegni per stare assieme, sentire la malinconia di un'assenza o la preoccupazione di un broncio. aspettare un invito, temere che sia già tutto finito, solo per stare abbracciati sul divano. come si stava più sereni, quando non si delegava il proprio stare bene a un altro, quando i problemi dell'altro erano solo suoi, quando si constata che alla fine, sarai sempre tu a tenerci e a preoccuparti di più. quando cerchi chi ti protegge e poi lo sai, che sei solo tu a doverlo fare.
Perché non ci viene nessuno, a salvarti
sabato 8 giugno 2013
Sessismi antisessisti
Oggi Omar elogiava questo articolo qui, che quando l'ho letto sono diventata furibonda. per tante ragioni, dal modo tronfio e vanitoso in cui l'autrice, Claudia Regina, ci tiene a far sapere al lettore che, quando passa lei, agli uomini viene duro e si amputano mani o fanno incidenti stradali perché tutti presi a guardarla e a desiderarla, come nelle pubblicità del profumo degli anni 80.
io non mi sento e non credo di essere un cesso, ma non mi è mai capitato quel che dice Claudia: "Andando per questi 10 metri mi sento come una gazzella passeggiando tra i leoni. Sono guardata da tutti. Mi misurano. Mi analizzano. Il mio corpo, i miei glutei, i miei seni, i miei capelli, le mie scarpe, la mia pancia. Tutti mi stanno guardando". Cioè, forse mi capiterebbe se fossi nuda. Mi ha dato fastidio perché in primo luogo mi ha fatto sentire brutta, poi mi ha fatto pensare che l'autrice, proprio come qualche mia conoscente sovrappeso e con le unghie finte, è talmente narcisista che vede cose che non esistono. e probabilmente passa due ore ogni mattina a mettersi in tiro. E se esci con un cartello con scritto guardatemi, ti guardano, e lamentarsi poi non ha senso,. perché le donne sono così, non è vero? Se non le guardi, si offendono, se le guardi, si offendono.
Poi il discorso diventa addirittura assurdo, quando dice: Prova a immaginare un mondo dove, per 5 mila anni, tutti gli uomini fossero stati sottomessi, violentati, assassinati, limitati, controllati. Prova a immaginare un mondo dove per 5 mila anni solo le donne fossero scienziate, fisiche, capi di polizia, matematiche, astronaute, mediche, avvocate, attrici, generali. Prova a immaginare un mondo dove per 5 mila anni nessun rappresentante del tuo genere si sia distinto in teatro, nell’arte, nel cinema, in televisione. A scuola apprenderesti una storia fatta dalle donne, una scienza fatta dalle donne, un mondo fatto dalle donne. E mi sono chiesta perché. Mi sono chiesta se esiste un mondo in cui le donne sono state sottomesse violentate e assassinate per 5 mila anni, e mi sono chiesta come mai, se ciò fosse vero, non si sono estinte. E mi sono chiesta questi uomini mostri assassini e violentatori chi li alleva, chi è che si occupa di loro e trasmette loro idee ed ideali. Mi sono chiesta, in questo mondo in cui per 5 mila anni nessuna donna si è mai espressa, com'è che 'sta claudiaregina parla. Mi sono chiesta di tutte queste donne chiuse in cantina cui era impedito esprimersi. mi sono ripetuta che è davvero troppo facile dire che non parli perché non puoi parlare, dire che non fai perché non puoi fare, quando sono priorità diverse che non ti fanno parlare. Se preferisci stare a casa a fare i biscotti piuttosto che fare politica, la colpa è tua. E darla alla società di uomini scimmia che ti svilisce è davvero da minus habens. Le donne non ci sono perché per tutti questi anni hanno per lo più preferito non esserci. E non ci sono perché ora dicono "non c'eravamo perché ci era impossibile". E generazioni di schiavi d'america si rivoltano nella tromba.
E si va oltre: Rio de Janeiro, 2013. Una coppia viene sequestrata in un furgone. Le sequestratrici si collocarono uno strap on sporco che puzzava di merda e di muffa, e violentarono il ragazzo. Tutte loro, una per una, mettevano quel dildo enorme nel culo del giovane, senza preservativo ne’ lubrificante. La fidanzata, poverina, cercó di fare qualcosa peró la legarono e la presero a pugni e calci. Al leggere la notizia, ti immedesimi nella vittima (che soffrí una delle peggiori violenze fisiche e psicologiche esistenti) o in chi guarda? Naturalmente i generi sono scambiati, la violenza reale successe alla donna.
Di quante violenze sono oggetto solo perché sono una donna? La violenza reale successe alla donna? Si direbbe lo stesso se una donna venisse stuprata in culo da due uomini di fronte al fidanzato picchiato e legato? No, sarebbe una vergogna dirlo. Chi è la vittima? Decisamente lui. Stuprato di fronte alla propria donna, in un mondo che già ha difficoltà a accettare la violenza sulle donne, figuriamoci un atto di sodomia con oggetto fatto da due donne su un maschio.
Leggo l'articolo, mi monta la rabbia, anche perché Omar ha apprezzato tutto quanto scritto da claudiaregina, lo ha vissuto come dimostrazione di quanto il mondo per le donne sia duro. Non so se è duro per le donne, in particolare per le donne europee e statunitensi... il mondo è duro per le persone, purtroppo.
Poi chiude (dopo aver blaterato sui suoi capelli, sul fatto che averle chiesto di sistemarli è sessista - non so, io non farei lavorare volentieri un uomo o una donna dall'aria trasandata e vorrei poterglielo dire senza risultare sessista - e che non ha potuto fare lo scout perché era femmina, e essersi lamentata perché tanti giornali danno per scontato che il lettore sia maschio - e Grazia che sia femmina, aggiungerei io...) con la frase: E tu, lettore uomo, quando ti abbordano in maniera ostile per la strada, pensi “per favore, che non mi tolga il cellulare” o “per favore, che non mi stupri”? Credo che questa donna non abbia mai parlato con un maschio a cuore aperto in vita sua, se non sa cosa pensano gli uomini, quando vengono fermati in modo ostile.
Sessismi antisessisti
Oggi Omar elogiava questo articolo qui, che quando l'ho letto sono diventata furibonda. per tante ragioni, dal modo tronfio e vanitoso in cui l'autrice, Claudia Regina, ci tiene a far sapere al lettore che, quando passa lei, agli uomini viene duro e si amputano mani o fanno incidenti stradali perché tutti presi a guardarla e a desiderarla, come nelle pubblicità del profumo degli anni 80.
io non mi sento e non credo di essere un cesso, ma non mi è mai capitato quel che dice Claudia: "Andando per questi 10 metri mi sento come una gazzella passeggiando tra i leoni. Sono guardata da tutti. Mi misurano. Mi analizzano. Il mio corpo, i miei glutei, i miei seni, i miei capelli, le mie scarpe, la mia pancia. Tutti mi stanno guardando". Cioè, forse mi capiterebbe se fossi nuda. Mi ha dato fastidio perché in primo luogo mi ha fatto sentire brutta, poi mi ha fatto pensare che l'autrice, proprio come qualche mia conoscente sovrappeso e con le unghie finte, è talmente narcisista che vede cose che non esistono. e probabilmente passa due ore ogni mattina a mettersi in tiro. E se esci con un cartello con scritto guardatemi, ti guardano, e lamentarsi poi non ha senso,. perché le donne sono così, non è vero? Se non le guardi, si offendono, se le guardi, si offendono.
Poi il discorso diventa addirittura assurdo, quando dice: Prova a immaginare un mondo dove, per 5 mila anni, tutti gli uomini fossero stati sottomessi, violentati, assassinati, limitati, controllati. Prova a immaginare un mondo dove per 5 mila anni solo le donne fossero scienziate, fisiche, capi di polizia, matematiche, astronaute, mediche, avvocate, attrici, generali. Prova a immaginare un mondo dove per 5 mila anni nessun rappresentante del tuo genere si sia distinto in teatro, nell’arte, nel cinema, in televisione. A scuola apprenderesti una storia fatta dalle donne, una scienza fatta dalle donne, un mondo fatto dalle donne. E mi sono chiesta perché. Mi sono chiesta se esiste un mondo in cui le donne sono state sottomesse violentate e assassinate per 5 mila anni, e mi sono chiesta come mai, se ciò fosse vero, non si sono estinte. E mi sono chiesta questi uomini mostri assassini e violentatori chi li alleva, chi è che si occupa di loro e trasmette loro idee ed ideali. Mi sono chiesta, in questo mondo in cui per 5 mila anni nessuna donna si è mai espressa, com'è che 'sta claudiaregina parla. Mi sono chiesta di tutte queste donne chiuse in cantina cui era impedito esprimersi. mi sono ripetuta che è davvero troppo facile dire che non parli perché non puoi parlare, dire che non fai perché non puoi fare, quando sono priorità diverse che non ti fanno parlare. Se preferisci stare a casa a fare i biscotti piuttosto che fare politica, la colpa è tua. E darla alla società di uomini scimmia che ti svilisce è davvero da minus habens. Le donne non ci sono perché per tutti questi anni hanno per lo più preferito non esserci. E non ci sono perché ora dicono "non c'eravamo perché ci era impossibile". E generazioni di schiavi d'america si rivoltano nella tromba.
E si va oltre: Rio de Janeiro, 2013. Una coppia viene sequestrata in un furgone. Le sequestratrici si collocarono uno strap on sporco che puzzava di merda e di muffa, e violentarono il ragazzo. Tutte loro, una per una, mettevano quel dildo enorme nel culo del giovane, senza preservativo ne’ lubrificante. La fidanzata, poverina, cercó di fare qualcosa peró la legarono e la presero a pugni e calci. Al leggere la notizia, ti immedesimi nella vittima (che soffrí una delle peggiori violenze fisiche e psicologiche esistenti) o in chi guarda? Naturalmente i generi sono scambiati, la violenza reale successe alla donna.
Di quante violenze sono oggetto solo perché sono una donna? La violenza reale successe alla donna? Si direbbe lo stesso se una donna venisse stuprata in culo da due uomini di fronte al fidanzato picchiato e legato? No, sarebbe una vergogna dirlo. Chi è la vittima? Decisamente lui. Stuprato di fronte alla propria donna, in un mondo che già ha difficoltà a accettare la violenza sulle donne, figuriamoci un atto di sodomia con oggetto fatto da due donne su un maschio.
Leggo l'articolo, mi monta la rabbia, anche perché Omar ha apprezzato tutto quanto scritto da claudiaregina, lo ha vissuto come dimostrazione di quanto il mondo per le donne sia duro. Non so se è duro per le donne, in particolare per le donne europee e statunitensi... il mondo è duro per le persone, purtroppo.
Poi chiude (dopo aver blaterato sui suoi capelli, sul fatto che averle chiesto di sistemarli è sessista - non so, io non farei lavorare volentieri un uomo o una donna dall'aria trasandata e vorrei poterglielo dire senza risultare sessista - e che non ha potuto fare lo scout perché era femmina, e essersi lamentata perché tanti giornali danno per scontato che il lettore sia maschio - e Grazia che sia femmina, aggiungerei io...) con la frase: E tu, lettore uomo, quando ti abbordano in maniera ostile per la strada, pensi “per favore, che non mi tolga il cellulare” o “per favore, che non mi stupri”? Credo che questa donna non abbia mai parlato con un maschio a cuore aperto in vita sua, se non sa cosa pensano gli uomini, quando vengono fermati in modo ostile.
venerdì 24 maggio 2013
NOI E LE COSE - la vescica (dedicato a il matte e a luca)
Noi e le cose. Gli oggetti in viaggio
BANGKOK
Siamo combattuti tra la disperazione e l'ilarità. E' la quarta farmacia di Kao San Road in cui tentiamo di risolvere il problema.
Stiamo battendo reparto per reparto, sotto una travolgente aria condizionata, cercando qualcosa contro le vesciche. Inizia a maturare in noi l'idea che in Thailandia non esista tale patologia.
Quando dico che l'Uomo con la Pistola ha una blister, ci guardano scandalizzati. Inizio a supporre che forse per loro blister è la vescica nel senso di apparato urinario. Ho anche scritto un sms al Matte, a Milano, perché mi cerchi come si scrive vescica in thai per mostrare ai commessi in camicia bianca e pantaloni o gonna a portafoglio blu che cosa andiamo cercando: la reazione è stata ugualmente orripilata, e questo (credevo geniale) sistema si è rivelato una non soluzione. Stiamo dicendo a queste persone che l'Uomo ha un apparato urinario.
Bangkok, europei in fuga che qui cercano di scomparire, farang seminudi e sporchi, ubriachi sin dalla mattina. Bangkok e i suoi vicoli, che si chiamano soi, a volte trok, che odorano di cibo, fogna, umido, fiori, incensi, fiume, frutta.
Siamo arrivati di notte, tre giorni fa. La gente abita garages, con le serrande tirate su nonostante l'ora tarda; non han tempo per dormire, la massimo per sonnecchiare distesi sulle sedie di plastica che fanno sudare. La gente ripara motorini, fa il bucato, cucina o siede sulle seggioline di plastica minuscole, da scuola materna, colori sgargianti, e, con le spalle incassate tra le ginocchia, e ci guarda. Il pavimento è disconnesso a causa delle radici degli alberi tropicali. Era notte e faceva molto caldo, Luca sciabattava allegro davanti a me, i capelli raccolti, la camicia colorata e fluttuante, ogni tanto entrava in qualche negozio e chiedeva indicazioni alle vecchie sedute tra i duran.
Dopo i kilometri di strada fatti, i topi per le strade, gli scarafaggi sotto il tavolo, il vaporetto, il carrettino che porta scorpioni e cavallette. (Solo i caucasici si servono: si fotografano che sgranocchiano insetti che sanno di soya e di nero). Eravamo coperti di pustole rosse. “Non preoccuparti, è una reazione all'umidità”, aveva detto, succhiando l'ennesimo succo dal sacchetto di plastica, mango spiaccicato e dolcissimo.
La notte, l'impianto di aria condizionata perdeva acqua sui nostri vestiti. A camminare con le infradito di pelouche, l'Uomo con la Pistola si è riempito di vesciche, e geme. Di giorno si trascina, ha i piedi fritti, il pavimento bolle. La notte il suolo si rinfresca, ma soprattutto lui è ubriaco, tanto da mangiar scorpioni al vapore.
Abbiamo respirato il fiume Chao Phraya color caffé la mattina. Siamo scappati dai mostri preistorici del parco Lumpini, varani che ti arrivano alle spalle silenziosi. Abbiamo fatto l'alba in Rambuttri dove la Chang grande costa 60 bath.
Cerco di convincere l'Uomo a mostrare il piede a questo farmacista. Lo imploro: “Dai fagli vedere!”, ma l'Uomo con la Pistola non vuole e poi dice che ha paura di non riuscire a stare in equilibrio.
Sarò onesta, non ho la minima voglia di passare un'altra giornata con lui che si dispera e implora che il piede non gli vada in gangrena. E' per egoismo che devo risolvere questa cosa, che già fa caldo.
Afferro una confezione di cerotti dall'aspetto qualunque e mi giro verso una fiala, ammicco e faccio. “Ma ecco qui!”, come se avessi appena incontrato un vecchio amico.
“Ecco qui!”, dico, quindi. L'Uomo con la Pistola mi si avvicina come una bestiola fiduciosa. Ha abboccato. Ho preso la soluzione salina per lenti a contatto. Confido che non si metta lì a leggere cos'è.
“Disinfettante per vesciche!”, esclamo.
L'Uomo con la Pistola si stupisce sinceramente e prende atto dell'esistenza dell'apposito disinfettante per vesciche. Eccome no! Quello stavamo cercando!
Verso la soluzione sui piedi, lui geme e la pelle sfrigola, ho quasi il terrore che gli si consumi. Gli mumifico i piedi coi cerotti. La notte mi corrodo nel senso di colpa. Non sia che gli sto facendo marcire gli arti. Il giorno dopo sta bene. Non si lamenta più. Ho inventato un rimedio contro le vesciche dei piedi.
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