sabato 4 febbraio 2012

c'è il kite surf

la cosa-di-monti-e-della-monotonia mi ha molto sconcertato. e mi trovo spesso a bisticciare con ragazzi più giovani di me a riguardo.
sono stufa di nonno monti sempre in tv e che lui che parla contro la monotonia è come sentire vittorio sgarbi che inneggia alla calma.
capisco, è ovvio, che i professionisti, le partite iva, gli imprenditori, i superspecialisti o chi apparetiene a un ordine professionale sia soggetto a maggiore precarietà. vendi una professionalità, ti assumni il rischio di impresa, chiedi cifre adeguate in cui sia compreso anche l'asicurazione privata e il pagamento delle ferie di luglio, va bene così. ma michiedo perché un operaio generico debba essere fuori dalla monotonia, precarizzato, incerto, senza contributi e ricattabile. che se si sindacalizza o protesta lo si caccia, che se si ammala o resta incinta finisce a casa. perché si debbano assumere precari a tempo a ricoprire posti stabili. se quel posto c'è, quella figura professionale ti serve, perché non assumni qualcuno per sempre? perché sfrutti proprio il fatto che per ambire a quel posto non serve specializzazione per andare di turn over e ricattare e non pagare i contibuti dovuti? perché poi pianti a casa la gente e questa, dato che tu i contributi non li hai versati, è a carico dello stato? perché io che per fare un lavoro da 1800 euro sono stata pagata 900 e senza contributi e mo' lo stato mi deve aiutare? perché c'è chi si arricchisce e chi fa il furbo e chi fa la figura dell'idiota?

monotonia è anche uscire di casa, avere un'automobile, farsi una famiglia. io a 37 anni non ho nulla di tutto ciò, sto in affitto con difficoltà, l'auto me l'ha regalata mia madre e non ho famiglia. né potrei. non so dove sarò domani. da un giorno all'altro mi piantano a casa e ho uno stipendio così basso (i mestieri cosiddetti creativi pigliano poco e un cazzo, sappiatelo) che non metto nulla da parte. bello il brivido del mistero di vivere giorno per giorno, nonno mario, ma poi non chiamatemi bambocciona.

lo stato non deve essere servo di chi dà lavoro. non devo dire grazie perché mi fanno lavorare, al parossismo del marxismo più becero, dove l'operaio non solo è alienato dai mezzi di produzione, ma dal lavoro stesso, quasi fosse un impiccio. e poi si dice: si deve aumentare lo stato sociale e aiutare chi il lavoro non l'ha, chi è precarizzato, chi i contributi non li ha.

ma che stiamo dicendo?

l'azienda deve pagare i contributi. l'azienda deve consentire una vita dignitosa. l'azienda ti assume a posto fisso, se quel ruolo serve in via definitiva. non è lo stato che deve farsi carico dei nostri diritti. perché, per "far crescere l'economia" chi dà da lavorare ormai può fare tutto ciò che vuole? la cassa integrazione alla sottoscritta a pagate tutti. e perché? perché il mio datore di lavoro non ha fatto ciò che doveva. il sistema è malato, l'articolo 18 va mantenuto e le assuinzioni a progetto vanno limitate ai casi in cui siamno realmente necessarie e contestualizzate, perché che una fabbrica reparto gommaplastica assuma operai ggenerici a progetto, onestamente, dovrebbe farvi ridere tutti.
e per le emozioni forte, c'è il kite surf.

5 commenti:

direttivo ha detto...

spero lo sfogo serva (a volte serve, mi pare assurdo ma è così).
Tra tutte le cose che pago, che tutti (o quasi) paghiamo, contribuire al tuo mantenimento mi pare la tassa più sensata.
ho fiducia nelle tue capacità, per il poco che ne so.
abbine anche tu: renderebbe tutto più facile, no?

erbasalvia ha detto...

come sei consolante!

direttivo ha detto...

già.
peccato!

lise charmel ha detto...

hai ragione su tutto!
è quel che dico anch'io: non c'è mica bisogno di avere una scadenza di contratto per annoiarsi o meno. se uno lavora in catena di montaggio fa un lavoro monotono anche se gli scade il contratto dopo sei mesi e io che ho un lavoro fisso non faccio necessariamente un'attività monotona.
ci sono troppe cose che non hanno senso in questo paese :(

swanndelinfierno ha detto...

nel mio stato ideale tutti lavorano per mantenere me.
sfortunatamente, tuttavia, non è più tempo di regimi totalitari.